Un’idea della psicolgia cognitiva

Propongo quest’articolo di Patrizia Mattioli, psicologa e psicoterapeuta, pubblicato su Il Fatto (2013).

Ciascuno costruisce e organizza i propri significati e con questi schemi si relaziona alle cose. Per questo a volte ci stupiamo dell’importanza che altri danno a cose per noi irrilevanti. Dietro c’è una storia, una famiglia, un personale modo d’essere. Il cognitivismo, in generale, ritiene che farsi consapevoli delle nostre dinamiche psichiche ovvero del nostro modo di elaborare le cose, sia decisivo per ridurre la nostra sofferenza. Una prima conseguenza potrebbe essere che qui il problema che mi assilla non è portato da un altro, semplice vettore esterno, ma dal mio modo di gestirlo. Posso provare a divergere dal mio modello di gestione e tentare una strada diversa. Non sarà peggiore di quella su cui mi sono avvitato.

«Se non esercitate le capacità della mente in questo momento, ma sperate che accada tutto da sé, come potete farcela?» (I centomila canti di Milarepa, Adelphi)